Viaggi nello spazio: quali sono gli effetti sul nostro organismo?

Di seguito l’articolo pubblicato in originale su Today.it:

Si parla molto dei viaggi nello spazio, con possibili scenari futuristici. Spesso si solleva il problema della durata, delle scorte di cibo o degli effetti psicologi sull’astronauta costretto a vivere in un luogo piccolo e monotono per tanto tempo, senza adeguati stimoli.

Non sempre però viene date sufficiente attenzione agli effetti del viaggio stesso sull’organismo. Come spiegato infatti dall’Associazione Minerva, lo spazio non è un buon ambiente per la vita degli esseri umani. Un problema fondamentale è dovuto alle condizioni di microgravità che determinano innanzitutto una perdita di tessuto muscolare dovuta a un sempre minore utilizzo. Ne risentono anche le ossa che non assorbono più il calcio, si assottigliano e diventano più suscettibili a traumi e fratture.

Anche le radiazioni solari sono un problema importante e, come riportato su MediaInaf, l’equipaggio va protetto da tempeste solari e può rimanere nello spazio per un numero di giorni limitato (268 giorni per l’uomo e 159 per la donna), in modo da mantere sotto controllo il rischio di sviluppare tumori a causa dell’esposizione alle radiazioni. Inoltre, per contrastare i problemi a muscolatura e scheletro esistono dei precisi programmi di allenamento da effettuare prima, dopo e durante le missioni spaziali.

Da recenti analisi però si è evidenziato come anche altri organi e apparati risentano di lunghe permanenze nello spazio, con sintomi paragonabili a quelli del diabete di tipo 2. Come dimostrarlo? Un gruppo di ricercatori ha studiato alcuni topi da laboratorio che hanno vissuto 13 giorni nello spazio. I risultati dello studio, pubblicato su PLOS One, hanno mostrato che il fegato mostravo un significativo accumulo di grasso nelle cellule, con un eccessivo consumo della vitamina A, normalmente presente sotto forma di deposito. Questo stato di infiammazione ha tratti molto simili con la Steatoepatite non alcolica, condizione dei bevitori moderati (o non bevitori) che può sfociare nella fibrosi.


Cosa trarre da questo studio? Sicuramente 13 giorni è un periodo insufficiente di tempo per valutare se l’organismo sarebbe in grado da solo di far emergere meccanismi riparativi e il rientro dalla missione è un evento decisamente stressante. In ogni caso si tratta di un segnale evidente di come gli effetti della permanenza nello spazio non si limitino a psicologia e locomozione, ma riguardi anche altri organi vitali. Per questo motivo future ricerche avranno il compito di verificare questi pericoli e valutare strategie per limitare gli effetti dannosi.


@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Scrivo su testate come OggiScienza, Wired e Today, faccio divulgazione scientifica nelle scuole, nei musei e nei festival e sono fondatore e coordinare del movimento culturale Italia Unita Per La Scienza. MI trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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