Un appello per la ricerca: il difficile dialogo tra scienza e irragionevolezza

Ritengo questa notizia giratami da Valle Del Siele di grande rilevanza e importanza. Ho deciso quindi di riportarla:

“Cari amici di “Take the Flour Back”, abbiamo saputo che state progettando di attaccare il nostro campo sperimentale il giorno 27 di maggio. Vi preghiamo di leggere il seguente appello con spirito di apertura e dialogo – sappiamo di non potervi impedire di mettere in pratica i vostri propositi, né vorremmo vedere usare la forza contro di voi. Possiamo quindi fare soltanto appello alle vostre coscienze chiedendovi di ripensarci prima che sia troppo tardi, e prima che anni di lavoro, al quale abbiamo dedicato le nostre vite, vengano distrutti per sempre.”

Con queste parole inizia l’appello che gli scienziati del Rothamsted Research, un istituto di ricerca britannico, hanno rivolto agli attivisti di un’organizzazione ambientalista che ha programmato la distruzione di un campo sperimentale in cui si stanno testando alcune varietà di frumento geneticamente modificato resistenti agli afidi. Un progetto di ricerca pubblico, senza finalità commerciali.

 L’appello è stato raccolto e rilanciato dai media in Gran Bretagna, anche da quelli, come il Guardian, da sempre più sensibili alle istanze degli ambientalisti. Poi la BBC, il Financial Times, l’Independent, Nature… Da noi, silenzio. E non meraviglia, dato che in Italia la sperimentazione sulle biotecnologie applicate all’agricoltura è vietata dalla legge (non siamo forse il paese della Santa Inquisizione?), e in cui gli scienziati dovettero sfilare, invano, dieci anni fa, in difesa della libertà di ricerca scientifica, guidati da Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco.

Vi invitiamo a mettere anche la vostra firma, contro tutti coloro che vorrebbero precipitarci, con la forza dell’ignoranza, del pregiudizio e della stupidità, in un rassicurante Alto Medio Evo.

Questo fatto dimostra, ancora una volta, come la disinformazione sul tema degli OGM generi non solo ignoranza e confusione, ma anche una non trascurabile frazione di popolazione che crede di salvaguardare l’umanità dal male comune attraverso atti vandalici e insensati, piuttosto che attraverso un dialogo costruttivo. Questi attivisti, innalzati quasi a martiri, probabilmente nemmeno si rendono conto che non solo ritardano l’innovazione e l’ immissione di nuovi prodotti (reputati pericolosi pur non avendone le competenze), ma provocano danni economici (oltre che tecnologici) che disincentivano ancor di più l’investimento nella ricerca, specie quella pubblica, già reso difficoltoso da un clima ostile e dalla paura di cui, consumatori, contadini e industrie, sono spesso vittime.

Questi movimenti di protesta, che anche a livello italiano (vedi caso Fidenato qui e qui) sono sfociati in episodi di “violenza”, devono essere un ulteriore sprono a diffondere la verità scientifica affinchè si possa costruire un dialogo che vada oltre le ideologie (di cui questi eventi evidentemente fanno parte) per “costruire” una popolazione informata e consapevole.

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

2 thoughts on “Un appello per la ricerca: il difficile dialogo tra scienza e irragionevolezza

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