Quando anche i ricercatori sbagliano…e fanno danni..

E’ evidente che la rete sia stracolma di articoli di scarsissima qualità che trattano degli OGM: di solito a scriverlo sono giornalisti, persone qualsiasi, opinionisti, filosofi…Ne deriva generalmente un miscuglio di ragionamenti contorti ed estremamente teorici , fatti anche in buona fede, che non hanno alcun significato scientifico (in quanto le argomentazioni non stanno in piedi e sono pieni di errori), sono estremamente ideologici e prendono spunto da pubblicazioni di  dubbio valore, se non addirittura copia-incollati da qualche blog di protesta.

E’ però un grande rammarico constatare che a volte anche persone che dicono di essere “uomini di scienza” producono articoli sugli OGM da far venire i brividi. Questo è grave perchè convincono le persone comuni, già molto lacunose negli aspetti scientifici, che la comunità scientifica in merito agli OGM sarebbe non solo inaffidabile, ma pure terribilmente divisa, giustificando il pensiero secondo cui “ognuno ha la sua teoria perchè una verità non esiste”. Se questo è vero (cioè che la scienza cambia in continuazione e deve essere disposta ad accettare sconfitte e fallimenti) è anche vero che tale epilogo deve essere frutto di una revisione di dati scientifici affidabili e verificabili, non, come succede oggigiorno, frutto di correnti politiche od opinioni personali.

E’ il caso di questo articolo scritto da Antonio Giordano e pubblicato recentemente. Siccome, fortunatamente, delle persone estremamente competenti hanno già risposto punto per punto in maniera molto esauriente, ho deciso semplicemente di riportare, con qualche piccola correzione e aggiunta, le risposte più significative.

1) La soia RR tollerante a glifosate non ha nulla a che vedere con la soia modificata con il gene della noce brasiliana che aveva invece scopi nutrizionali. Tra l’altro sono state sviluppate anche da due ditte diverse e concorrenti. Come si fa a confondere le 2 cose?

La soia “allergenica” non è mai entrata in commercio, cosa che uno potrebbe essere indotto a pensare leggendo il pezzo: infatti uno studio ha permesso di indentificare una proteina che provocava allergie e lo studio è stato immediatamente interrotto prima ancora della fase di sperimentazione in campo, senza causare nè morti, nè feriti.

La confusione probabilmente è dovuta ai falsi allarmi del caso del mais Starlink trattato dettagliatamente qui, dove parecchie persone dissero di aver avuto reazioni allergiche dopo ingestione di tacos che presentavano una piccola contaminazione da questo OGM, autorizzato solo al consumo animale: gli studi successivi dimostrarono che nessuna delle reazioni era imputabili allo Starlink, non essendoci stato alcun esito “positivo”, nemmeno dopo iniezioni in vena.

2) Il Roundup non può essere usato sulla soia. E’ un erbicida totale. Prima della soia RR si usava un cocktail di erbicidi, ma non il Roundup. Inoltre le sementi di soia RR non costano di meno, anzi, è vero l’esatto contrario, costano di più (circa il doppio). In cambio consentono però agli agricoltori di coltivare la soia più facilmente, con costi più bassi e rese più alte. Lì sta il vantaggio della tecnologia RR. Dove ha trovato l’informazione?

3) La Corte Costituzionale si occupa di Costituzionalità, sulla base di quale motivazione avrebbe dovuto intervenire sulla questione di Fidenato in Friuli? Del suo caso si occupò e si sta occupando infatti la giustizia ordinaria. Così come la Corte di Giustizia Europea non si è occupata del Mon810, ma del fatto che l’Italia, più realista del re, ha creato una normativa che obbliga a riautorizzare un OGM (la legge 212/2001) anche se già autorizzato a livello comunitario. Peccato che questa normativa non sia stata notificata a Bruxelles e che sia contraria alla norma comunitaria. I giudici si sono limitati a rilevare questo. In tutto ciò però il Bt non ha alcun ruolo se non nel fatto che il Mon810 è l’unico evento (a parte la patata amflora) GM coltivabile in Europa. La storia di Fidenato, peraltro, è una triste caccia alle streghe operata da pseudopaladini che hanno potuto sfruttare leggi insensate e anticostituzionali con la compiacenza di pseudo-esperti dell’accusa accecati di ideologia. Solo ora infatti, a campi ormai distrutti, sembra esserci un lieto fine.

4) “la diossina del Bacillus Thurigansis”? La Cry1A(b) è una proteina, la diossina è una molecola chimica, un eterociclico con due molecole di ossigeno. Non hanno nulla in comune nè nella formula nè nella modalità di azione. Il Bacillus poi è il thuringensis e va scritto minuscolo (a dirla tutta).

5) Sui danni alla salute mi limito a rilevare che la modalità di azione della proteina Bt richiede particolari recettori che noi non abbiamo e una digestione alcalina tipica dei lepidotteri (mentre la nostra è acida). Ha inoltre dimostrato una LD50 (Mouse) > 4,000 mg/kg. (4 grammi kg!) e non vi sono studi che ne attestino una qualche “pericolosità”, nemmeno quelli da lei citati qui (autore Seralini) che riguardano infatti un altro OGM: il Mon863 che contiene un altro gene, il Cry3Bb1 che serve a combattere un altro insetto.
In ogni caso l’EFSA ha analizzato anche questo studio e altri in seguito redatti da Seralini (anche sul Mon810). Le conclusioni? Cito “Il GMO Panel conclude che le affermazioni degli autori, di nuovi effetti collaterali indicanti tossicità per i reni ed il fegato, non sono supportati dai dati presentati. Non vi è nessuna nuova informazione che porti a rivedere le opinioni sulla sicurezza. Il GMO Panel nota che diverse critiche alla statistica del precedente studio degli autori (quello da lei indicato), sono ugualmente applicabili anche a questo nuovo articolo.” Mi pare un giudizio abbastanza chiaro.

L’articolo di Antonio Giordano è l’ennisima conferma che:

1) un professore/ricercatore è competente prevalentemente nel suo campo e, su un argomento così emotivo e strumentalizzato come gli OGM, non è generalmente voce autorevole nè può essere trattato da esperto.

2)Il numero di articoli sugli OGM ben fatti e verificati dal punto di vista scientifico sono pochi e non riescono a reggere il passo con la sbrodolata di articoletti inguardabili che regnano in rete e che vengono pubblicati un giorno sì e l’altro pure.

3)Se vogliamo cambiare marcia, salvare l’agricoltura italiana e assicurare uno sviluppo tecnologico per il futuro del nostro paese, dobbiamo cambiare mentalità incominciando con informare la “gente comune” che è sempre più ignorante, si ritiene erroneamente informata (complice la disinformazione) e non nutre più alcuna fiducia per la scienza (salvo poi utilizzarla quotidianamente).

Si tratta non solo di uno sfizio di qualche studentello o ricercatore, ma deve diventare un dovere per chiunque conosce sul serio l’argomento e per chi è consapevole delle potenzalità di queste tecnologie, e che, giorno dopo giorno, stiamo buttando al macero e consegnando ad altri Paesi.

Federico Baglioni

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

3 thoughts on “Quando anche i ricercatori sbagliano…e fanno danni..

  1. Alberto Guidorzi

    Federico

    Le direttive comunitarie in fatto di sementi sono entrate a far parte delle leggi dello stato italiano e quindi il decreto 212 di Zaia contrastava già con altre leggi italiane, ora il servizio giuridico del Ministero dell’agricoltura non si è neppure peritato di valutare questo. Il giudice ordinario che sta giudicando Fidenato, sempre su questa base, doveva investire la sede competente superiore per il fatto che doveva giudicare sulla base di due leggi contrastanti, invece trascina ancora il giudizio perchè probabilmente la sua visione ideologica dei fatti gli impedisce di applicare la legge, cosa che è chiamata a fare. Finchè i giudici non sono chiamati a rispondere penalmente la legge non sarà mai uguale per tutti e le visioni ideologiche si moltiplicheranno.

  2. Ci sono notizie sul dilagare della resistenza al glifosato in terra americana?

    • so purtroppo che questa non è una domanda interessata, ma solo un’affermazione per poter dire che “gli GOM non raggiungono il loro scopo”…io rispondo in questo modo: 1) sì è vero ci sono dei casi di resistenza, più o meno evidenti a seconda delle zone e la gravità dipende da vari fattori, primo fra tutti l’accortezza usata nel coltivare…se ad esempio si usano quantità enormi di RR al posto di far cambio colturale o di usare il minimo indispensabile ecc..è OVVIO che i casi di resistenza saranno maggiori..d’altra parte è sciocco sperare che delle piante (perchè di questo si tratta) possano non presentare mai fenomeni di resistenza…la bravura dell’agricoltore (qualsiasi pratica utilizzi) sta nella sensatezza del suo operato..2)questo è un problema che è assolutamente comune all’agricoltura…una delle principali caratteristche delle colture selezionate è proprio quella della parziale resistenza a erbicidi..anche queste piante ovvimaente presentano via via casi di resistenza e, anzi, li presentano molto più spesso e molto prima (non dopo 20 anni)…per quelle colture, però, nessuno si straccia le vesti, nè utilizza assurdi sillogismi per giustificare la propria contrarietà….per altro se i semi continuano ad avere questo enorme successo significa semplicemente che gli agricoltori, fatti i propri calcoli, sono consci che le eventuali perdite dovute ai fenomeni di rtesistenza sono, al momento, compensati dal guadagno in tutta un’altra serie di ambiti……….se invece era solo una domanda informativa il succo del discorso è assolutamente uguale, aggiungo però che non è la soia RR della Monsanto chje a noi biotecvnologi italiani interessa preservare…anzi, e qui chiarisco ancora una volta, a noi interesserebbe avere un popolo che fosse restio ad adottare al lòimite unicamente OGM esteri, ma consentendo e anzi favorendo quell’enorme varietà di colture italiane di origine pubblica che tante università avrebbero pronte per soddisfare tanti bisogni dell’agricoltura italiana e preservare tante colture in decadenza o abbandonate…

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