Metodo Di Bella: storia della terapia che illuse l’Italia

Di seguito l’articolo pubblicato in originale su Notte Con Le Stelle:


Quello del metodo Di Bella è forse uno dei casi medici più particolari; una pseudocura che per mesi ha creato scompiglio nella comunità scientifica e confusione nei cittadini, illudendo migliaia di persone. Cerchiamo di ricostruire la vicenda.

Il sogno della cura


n-di-bella-large570La storia inizia con un sogno del fisiologo Luigi Di Bella, quello di curare il cancro. Il medico, sconosciuto al grande pubblico, inizia le sue ricerche sul cancro nel 1963 e già nel 1967 inizia le prime sperimentazioni su alcuni paziente, fino ad arrivare, nel 1989, alla presentazione del suo metodo di cura: un composto a base soprattutto di somatostatina e alcune vitamine, da dosare ai pazienti in modo estremamente personalizzato (per dettagli si veda l’articolo di Wired.it). Questa “multiterapia” sarebbe in grado, secondo il medico, di prevenire le metastasi.

Dopo numerose critiche da parte dei colleghi, nel 1996 arriva la prima bocciatura, da parte della Commissione Oncologica Nazionale, che ritiene il metodo privo di validazione scientifica. A seguire, anche la Commissione Unica per il Farmaco e il Consiglio Superiore di Sanità si esprimono contro (vedi cronistoria su QuotidianoSanità.it). Ma la storia è solo all’inizio.

Il clamore mediatico


Il metodo Di Bella inizia ad avere una certa fama nel Luglio del 1997, quando Di Bella stesso tiene una conferenza a Roma con l’Associazione italiana famiglie contro il cancro (Aifc) e l’Associazione italiana assistenza malati neoplastici (Aian), con un grande successo di pubblico e visibilità. Iniziano quindi le prime proteste per rendere la somatostatina, principale componente del “metodo”, farmaco da poter utilizzare gratuitamente come cura compassionevole. Qualche mese più tardi, il 16 Dicembre 1997, il pretore di Maglie (LE) ordina all’ASL locale di fornire gratuitamente i farmaci della multiterapia per un bambino malato di tumore al cervello. Il caso diventa nazionale.

Nel giro di pochi mesi, infatti, il metodo Di Bella finisce sui principali telegiornali e giornali nazionali e il Ministro della Sanità Rosy Bindi autorizza le sperimentazioni a spese dello Stato, mentre alcune regioni e giudici concedono le cure ai malati.

La sperimentazione, volta a verificare un’efficacia del metodo prima di poterlo confrontare con i metodi allora presenti, inizia nel Marzo del 1998 e coinvolge 1155 malati di tumore. Nel Giugno del 1999 il verdetto: il 97,5% dei pazienti è deceduto o si è ritirato dallo studio. Un vero disastro.

Il fallimento e le polemiche


Il fallimento della sperimentazione del metodo Di Bella fu davvero eclatante, dal momento che una riduzione parziale del tumore si era osservata in meno dell’1% dei casi (dettagli nel libro “Salute e Bugie” del medico e divulgatore scientifico Salvo Di Grazia). Un risultato che, purtroppo, tanti scienziati si aspettavano, dal momento che per anni il metodo era stato criticato e definito antiscientifico.

Perché allora fare una sperimentazione a carico dello Stato? Come mai tanto clamore? Di sicuro l’atteggiamento rassicurante e mai polemico di Di Bella gli garantirono improvvisa fama e simpatia verso tutte quelle persone malate che non avevano avuto risposte dalla medicina “convenzionale”. Tantissime persone si recarono da lui e partirono numerose raccolte firme e un tale sostegno che la decisione di far partire la sperimentazione fu giustificata come “volere del popolo”, nonostante non ci fosse alcuna dimostrazione scientifica.

Tutto questo però era solo un aspetto della medaglia. Di Bella infatti era un medico e apparì subito come un rivoluzionario, tanto che le bocciature del suo metodo furono viste come un tentativo di boicottare dei rimedi alternativi più economici. Anche la sperimentazione fallimentare del 1998 fu criticata dai sostenitori di Di Bella che accusavano i ricercatori di non aver confrontato il metodo con i placebo (sostanze senza principio attivo che portano effetti positivi solo per motivi psicologici), di aver usato farmaci scaduti oltre all’acetone, componente non previstodal metodo. Nonostante si trattassero di “falsi problemi” (che lo stesso Di Bella non aveva segnalato come tali), l’accusa di manipolazione non si è mai placata.

Un ulteriore fattore di confusione è il fatto che molte sostanze del metodo, come la somatostatina, fossero effettivamente già utilizzate in medicina, spesso come antitumorali (dettagli su FondazioneVeronesi.it). Non vi sono però studi che dimostrino una qualche efficacia del mix di sostanze proposto da Di Bella. Gli stessi dati dei “tantissimi pazienti” guariti da questo metodo, inoltre, sono difficilmente consultabili o incompleti.

In conclusione, il caso Di Bella riguarda un metodo alternativo che non si è mai dimostrato efficace (la “rivalutazione” da parte di Umberto Veronesi è una bufala), ma che per una serie di motivi ha acquisito grande fama e popolarità, fino a beneficiare di fondi per le sperimentazioni, poi rivelatesi fallimentari. Un’occasione per riflettere su quanto sia delicato il mondo della medicina e del rapporto medico-paziente.

@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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