Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia

Prof. Luciano Pecchiai. Fonte: Internet

Caro prof. Luciano Pecchiai,

mi sono imbattuto in una sua intervista (Celiachia: e se fosse colpa degli Ogm?) apparsa sul blog di Panorama dedicato a Hitech e Scienza. In esso ho scoperto che lei è storico fondatore dell’Eubiotica in Italia, branca della scienza che le confesso mi era ignota, e che è primario ematologo emerito all’ospedale Buzzi di Milano.  Anche per questo, ho trovato francamente incredibile, il suo virgolettato: 

“È evidente” sostiene Pecchiai “la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacida della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine”.

 La celiachia globale

Questa frase mi risulta incomprensibile in quanto, per quel poco che ne so,  per diventare celiaci bisogna essere geneticamente predisposti(in questo mi confortano non solo le review scientifiche, ma anche Wikipedia alla voce celiachia). La quasi totalità dei pazienti celiaci presenta infatti alcuni precisi antigeni: l’HLA DQ2 e/o il DQ8. Questi sono però presenti solo nel 18-30% della popolazione. Sebbene questi antigeni siano in un qualche modo “necessari” a scatenare la celiachia non sono però “sufficienti”. Secondo quanto riportato in questa review del 2007 apparsa sul New England Journal of Medicine il loro contributo allo scatenamento della sindrome sarebbe inferiore al 50%, questo significa che, al massimo, potrebbe diventare celiaco (molto) meno del 30% della popolazione.Sulla base di quali dati lei invece afferma che tutte le future generazioni potrebbero diventare intolleranti al glutine?

Inoltre, anche ammessi i pericoli che lei paventa, per quale motivo sarebbe “ovvio” bloccare tutta la produzione di questi tipi di frumenti (che hanno portato vantaggi stratosferici in termini di resa che solo oggi ci paiono scontati)? Ci si è mai preoccupati di vietare tutti, e sono davvero tanti, quei prodotti alimentari che causano allergie anche molto gravi e la cui assenza, spesso e volentieri, non è mai garantita? Se l’interesse è la salute del consumatore non si dovrebbe ragionare allo stesso modo?

 Il frumento nanizzato

Anche le sue affermazioni riguardo il frumento “nano” si scontrano con tutto quello che ho imparato dai miei studi. Lei sostiene che esso risulti geneticamente modificato rispetto al frumento originario.  Ma è ovvio che sia geneticamente modificato!

La stessa agricoltura nasce grazie alla selezione di piante con particolari modifiche genetiche rispetto alle generazioni precedenti, come il grano coltivato è stato selezionato perchè trattenesse il seme sulla spiga (qui una bella review del 2006 di Cell sulle modificazioni genetiche che hanno condotto all’agricoltura).

Inoltre, col termine “geneticamente modificate”, rischia di creare confusione tra gli OGM e le varietà di grano di cui discute, che sono piante “convenzionali” e non legalmente OGM e che, in quanto tali, non richiedono particolari controlli.

Questo appellativo, facilmente percepito negativamente, è facile preda di titoli allarmistici e insensati come quello dell’articolo stesso che incentiva a elevare gli OGM come capro espiatorio di tutte le colpe.

Non mi risulta ovvio, invece, il collegamento tra i geni responsabili del nanismo con la presunta modifica genetica delle gliadine e l’insorgenza della celiachia.

Un po’ di storia

Andrebbe infatti ricordato che il fenotipo (la caratteristica) della taglia nana venne inserita nei piani di miglioramento genetico del grano agli inizi del 1900, a cominciare dal Giappone. Il primo ad ottenere risultati davvero strepitosi fu Nazareno Strampelli (ricordato oggigiorno quasi unicamente per il suo contributo alla “battaglia del grano”, ma vero “padre” della genetica agraria italiana) che, dopo aver ottenuto dal Giappone, nel 1911, la varietà semi-nana Akakomugi, la incrociò con il frumento Rieti dando vita all’Ardito. Strampelli nella sua vita, attraverso circa 800 diversi incroci di grano, riuscì a sviluppare più di dieci grani con diverse caratteristiche che oggi consideriamo storiche e tradizionali.

Non mi risulta che in quegli anni si fossero rilevati aumenti significativi nei casi di celiachia (cosa che invece mi aspetterei se la causa fosse la modifica che ha reso quelle cultivar “nane”).

Lo stesso approccio fu usato anche da Norman Borlaug, premio Nobel per la pace nel 1970, che usò un’altra varietà semi-nana, la Norin10 per costituire le varietà della “Rivoluzione Verde”. Oggi, la quasi totalità delle varietà italiane di grano contengono i geni per il nanismo del Norin10.

Sappiamo perchè il Norin 10 è nano? Conosciamo i geni responsabili? Sì. I geni sono l’rht 1 e 2 (reduced height) e rendono di fatto il Norin10, e le varietà derivate, insensibili a un ormone vegetale: l’acido gibberellico (le varietà ottenute da Strampelli erano, invece, sensibili). Per questo rimangono nane. Cos’abbia, l’insensibilità all’acido gibberellico, a che fare con la presunta modificazione genetica delle gliadine e con la celiachia resta per me un grande mistero. Anche in questo caso, infatti, le varietà derivanti sono state utilizzate per decenni senza che venisse riscontrato un paragonabile aumento dei casi.

Celiachia tra genetica classica e OGM

In merito all’aumento d’insorgenza della celiachia (scoperta solo nel dopoguerra, ma i cui sintomi paiono risalire a molto prima) si può discutere sul fatto che le varietà moderne abbiano un contenuto maggiore di glutine che hanno reso “palesi” casi di celiachia latente(carattere richiesto da industrie e consumatori per una buona capacità panificatoria e che comunque migliora la qualità del frumento). Ritengo, però, che ad avere incrementato esponenzialmente i casi segnalati sia stato il netto miglioramento delle metodologie e conoscenze che oggi permettono la rilevazione dei casi grazie a una diagnosi sempre più precisa e capillare (una volta, oltre a non essere possibile, i problemi erano ben altri), oltre al fatto che spesso si rischia di confondere reali casi di celiachia con varie forme di intolleranze (vere o presunte) che non hanno fatto negli ultimi anni che ingigantire il numero stimato.

Trovo, peraltro, che tutti questi discorsi e preoccupazioni, per quanto leciti, non abbiano nulla a che vedere con il nanismo, nè tantomeno con gli OGM; anzi semmai confermano nuovamente che le metodologie vecchie, “antiche” (selezione, incroci), invocate come metodi per vivere “sano” salvaguardando la propria salute in armonia con la natura, non siano garanzia di maggiore sicurezza rispetto all’ingegneria genetica.

Concludo dicendo che, come la Scienza sostiene da tempo, i prodotti andrebbero controllati allo stesso modo in quanto tali e non a seconda della tecnica da cui hanno avuto origine.

Prof., sbaglio?

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

7 thoughts on “Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia

  1. […] merito entra, come sempre con molta efficacia, Federico Baglioni, rivolgendosi al prof. Luciano Pecchiai, colui che per primo ha ipotizzato il legame tra celiachia […]

  2. Bello. Ti segnalo solo che il link alla definizione dell’eubiotica non va, sembra che tutto il sito Ekopedia non esista più.

  3. […] Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia Prof. Luciano Pecchiai. Fonte: InternetCaro prof. Luciano Pecchiai,mi sono imbattuto in una sua […]

  4. Lucia Evangelisti

    Chi è Federico Baglioni, che contrasta le teorie di un o studioso della materia con notizie tratte da Wikipedia?

    • il sottoscritto Federico Baglioni è un semplice studente laureato in biotecnologie (un certo grado di competenza cel’ho anche io) che si è preso del tempo libero, con fatica, per riflettere su come le biotecnologie e gli OGM vengono spiegati (male) al grande pubblico. Fermo restando che non è l’autorevolezza di chi parla, ma le idee che la persona espone a dover contare, ricordo che 1) il professore non è laureato in biotecnologie (e questo ne attesta sì la competenza, ma in ambito diverso da quello degli OGM), 2) le notizie non sono tratte copia e incolla da wikipedia, ma derivano dalla letteratura sceintifica, 3) le teorie del professore sono spesso sbugiardabili se si conoscono nozioni di base di biologia, genetica e agraria. Se lei crede di avere un minimo di competenza risponda sul merito e non su chi sono io e su chi è il professore trattandomi come un ingenuo e presuntuoso pivello.
      Federico Baglioni

    • Sergio Saia

      Mi permetto di rispondere anche io. Innanzitutto Federico ha ragione da vendere (e parlo da agronomo e ricercatore). Lo studioso in esame, il prof. Pecchiai, ha lavori molto vecchi (io ho accesso a scopus e il suo ultimo lavoro è del 1978). Con tutto il rispetto, ma non credo che abbia oramai nemmeno moltissime nozioni di medicina, visto i progressi fatti nella scienza negli ultimi 30 anni.
      A maggior ragione penso non ne abbia in fatto di relazioni tra particolari alleli di alcuni loci del frumento e l’insorgenza di determinate malattie.

      Concludo inoltre riportando che la frase “la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacida della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario.” tradisce, se non un improprio uso della lingua, una erronea visione della scienza. Nella scienza non c’è alcuna necessità di dimostrare qualcosa anzichè il suo opposto. Si fanno semplicemente delle ipotesi e se le prove costruitevi sopra le confermano, bene. Altrimenti, va comunque bene: ci si piglia i risultati che vengono senza la necessità di piegarli alla propria teoria.

      Per concludere, ha ragione Federico nel dire che purtroppo spesso si danno (e fanno) notizie troppo sensazionalistiche su argomenti sui quali non c’è ancora un grande corpus di dati.
      Saluti.
      Sergio.

  5. […] Luciano Pecchiai su OGM, nanismo e celiachia […]

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