La vera storia (bufala) dei vaccini che causano l’autismo


Di seguito l’articolo pubblicato in originale su Notte Con Le Stelle.

I vaccini sono uno strumento fondamentale per garantire la salute della collettività, tuttavia sono spesso e volentieri accusati di provocare danni molto gravi, come l’autismo. Vediamo com’è nata questa storia, cosa c’è di vero e perché ancora se ne parla.

Vittime del proprio successo


Si potrebbero definire così i vaccini: “vittime del proprio successo”. Da quando sono stati introdotti a fine del Settecento, infatti, i risultati sono stati a dir poco grandiosi. Basti ricordare, solo per citarne alcuni, il caso della poliomielite, o quello del vaiolo, dichiarato completamente eradicato nel 1980, grazie ai vaccini.

Nonostante i vaccini abbiano contribuito a salvare milioni e milioni di vite, ancora oggi sono in tanti a essere scettici. Come mai? Bisogna innanzitutto dire che fin dalla loro introduzione i vaccini incontrarono un clima di diffidenza. L’opposizione fu inizialmente scientifica, poiché molti scienziati non credevano che il meccanismo di vaccinazione potesse funzionare. Ben presto però, a cominciare dal metà dell’Ottocento, si creeranno gruppi di persone contrarie ai vaccini, sia per motivazioni ideologico-religiose, che per paura di effetti dannosi sull’organismo.

Le opposizioni calarono vistosamente tra gli anni Quaranta e Ottanta del Secolo scorso, grazie alle campagne di vaccinazione di massa che dimostrarono l’efficacia incredibile dei vaccini e grazie anche al miglioramento dei vaccini stessi, via via più sicuri.

Il caso Wakefield e il pericolo autismo


Dopo un periodo di grande fiducia nei vaccini, dagli anni Settanta si inizia a percepire una perdita di “memoria storica” delle vittorie ottenute dai vaccini: essi non sono più visti come indispensabili, ma sono anzi fonte di preoccupazione per possibili effetti collaterali. A diffondere le proteste e le polemiche è però la televisione, un nuovo strumento che diventerà di uso comune in qualche decennio, sintomo che i tempi stanno cambiando.

Nel 1998, però, scoppia un caso mediatico che sarà destinato a cambiare per sempre la percezione dei vaccini nella società. Il medico Andrew Wakefield pubblica un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, in cui sostiene la necessità di rivedere il vaccino “trivalente” (vaccino MPR, contro morbillo, parotite e rosolia), dopo aver osservato sintomi tipici dell’autismo in dodici bambini, otto dei quali appena vaccinati. Lo studio non affermava il nesso tra vaccini e autismo, ma Wakefield consigliò comunque di sospendere le vaccinazioni, sostituendole eventualmente con vaccinazioni “singole” (al momento non disponibili).

Nel giro di pochi anni, però, si scoprì non solo che i risultati non erano replicabili (segno che erano stati condotti male o che comunque le ipotesi erano azzardate), ma da analisi più approfondite si scoprì che i dati erano stati appositamente truccati e che Wakefield aveva brevettato un sistema di produzione dei tre vaccini separati, in modo da poter sfruttare commercialmente il suo “consiglio” di abbandonare la vaccinazione trivalente.

Nessun lieto fine


vaccini2Come si conclude la storia? L’articolo originale è stato dopo anni ritirato e Wakefield è stato radiato dall’ordine dei medici. Dato il clamore mediatico, comunque, per anni si sono susseguiti studi scientifici per verificare l’esistenza o meno del nesso tra vaccini e autismo, ma non è mai stato trovato. Non c’è dato che sostenga che i vaccini possano provocare l’autismo.

Perché ancora crederci, allora? Diciamo intanto che con i vaccini si inietta qualcosa di estraneo nel nostro corpo, per cui non è così illogico pensare che queste sostanze possano provocarci qualcosa. Inoltre siamo di fronte a una serie di disturbi, quelli dello spettro autistico, che ancora conosciamo poco, motivo che ci spinge a cercare una spiegazione, una nostra “Verità” e un colpevole, facilmente incarnato dalla cattiva multinazionale di turno. Infine c’è un’apparente evidenza: tanti bambini autistici hanno mostrato i primi sintomi poco dopo le vaccinazioni. Proprio quest’ultimo fattore gioca un ruolo essenziale nello spaventarci, perché facciamo fatica a interpretare i dati e siamo istintivamente portati a vedere relazioni tra eventi non legati tra loro: se vaccino un bambino e dopo poco diventa autistico dev’esserci una relazione.

E invece no. Sfortunatamente (ma sarebbe meglio dire fortunatamente) i primi segni dell’autismo diventano evidenti proprio nel periodo in cui si fanno le vaccinazioni e quasi tutti i bambini si vaccinano. Se ci fosse una relazione, tra i bambini non vaccinati, in proporzione, ci sarebbero pochissimi casi. E invece non è così, segno che vaccino e autismo sono legati “temporalmente”, ma che non c’è alcuna relazione di causa effetto.

In conclusione, la relazione tra vaccini e autismo è una bufala e nasce da uno studio truccato, realizzato da un ex medico radiato. Tuttavia per paura, istinto, confusione e le poche informazioni sull’autismo siamo portati a pensare che tutto questo abbia un fondo di verità. I dati, fortunatamente, dicono tutt’altro e da questi dobbiamo partire, ma se vogliamo che i vaccini tornino a essere quello strumento fondamentale di protezione non possiamo non tener conto di tutti questi fattori in gioco.
Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Scrivo su testate come OggiScienza, Wired e Today, faccio divulgazione scientifica nelle scuole, nei musei e nei festival e sono fondatore e coordinare del movimento culturale Italia Unita Per La Scienza. MI trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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