Il prof Marcello Buiatti, Altroconsumo e il fallimento degli OGM

il Prof. Marcello Buiatti. Fonte: Internet

Caro prof. Marcello Buiatti,

devo ammettere che mi sarei aspettato, da studente, una risposta alle mie domande di chiarimento su alcune sue affermazioni pubbliche, domande che le avevo inviato anche per mail (sperando di non aver sbagliato indirizzo). Mi rendo conto che lei non era tenuto a darmi ragione di cosa racconta (e perchè) ai media, ma, visto che sia lei che io vorremmo una scienza più partecipata e condivisa, l’apertura di un confronto pubblico tra docente e studente mi sembrava una cosa positiva e, perchè no, anche utile.

Torno a scriverle perchè vi sono altre sue dichiarazioni che mi lasciano perplesso, come quelle apparse in questo articolo apparso sulla rivista Altroconsumo.

Provo, anche in questo caso, a spiegarle perchè i conti non mi tornano.

OGM: un fallimento tecnologico? 

Lei sostiene ad esempio che le colture attualmente in commercio (mais, soia, colza e cotone) non diano alcun vantaggio e in particolare che:

L’aumento di produzione [negli USA] dal 1996 al 2007 è stato costante, quindi l’introduzione degli Ogm non ha dato alcuna accelerazione.

Per curiosità mi sono andato a vedere cosa dicevano i dati FAO. Ho però voluto confrontare il dato della resa del mais in USA (OGM sì) con un paio di dati europei: Spagna (OGM sì) e Italia (OGM no). In modo da avere un controllo positivo e uno negativo.

Dall’analisi dei dati 1996-2010 emerge che sia USA che Spagna (OGM) hanno sperimentato, negli ultimi 15 anni, un aumento delle rese per ettaro. L’Italia, decisa nel suo NO agli OGM, tra alti (pochi) e bassi (molti), in questi anni, ha mostrato rese abbastanza costanti (tendenti al peggioramento).

Su che basi dunque può escludere un contributo degli OGM all’aumento delle rese, visto che questo si osserva nei paesi che li hanno adottati e non in quelli che li rifiutano?

Le “famose” 4 colture

Le quattro colture che lei cita, che hanno avuto un successo commerciale enorme con adesione in continua crescita, anche nei PVS, non sono le uniche autorizzate nel mondo. Innazitutto perchè anche queste quattro consistono di centinaia di diverse varietà (specialmente fornite da produttori nazionali), che aumetano di anno in anno, a dimostrazione di come il problema della biodiversità non sia imputabile strettamente agli OGM. Inoltre ci sono anche altre colture e caratteristiche differenti (patata, lino, barbabietola da zucchero, riso , zucchine, papaya, pomodoro e radicchio) e alcune di queste, come la papaya nelle Hawaii, hanno avuto un grande successo non solo tecnologico, ma anche sociale, frutto di quella collaborazione e coesistenza costruttiva che seppur possibile, sembra mancare, ad esempio qui in Italia.

Perchè poi parlare di vantaggi/svantaggi degli OGM in modo generale (peraltro prendendo in considerazione unicamente la resa)? Non si dovrebbe distinguere tra le varie colture e caratteristiche inserite? Perchè fare di tutt’erba un fascio senza entrare nel merito?

Nel caso delle colture HT (herbicide tolerant) i vantaggi non possono essere limitati ai soli aumenti di resa. Queste colture sono state pensate prevalentemente per facilitare le operazioni colturali: ad esempio offrendo la possibilità di usare un erbicida , il Glifosato (il cui brevetto detenuto dalla Monsanto è scaduto ormai da una decina d’anni), che è meno tossico, meno persistente e molto più performante perchè elimina tutte le piante ad eccetto di quella modificata (erbicida ad ampio spettro già usato in agricoltura convenzionale). Inoltre in questo modo si fa uso di un unico prodotto, piuttosto che una miscela (quindi più praticità), applicabile quando la pianta coltivata è già presente e senza necessità di arare, a tutto vantaggio del suolo. Questo permette un minor numero di irrorazioni e una riduzione di costi (sia di erbicida che di carburante).

Le colture Bt invece, in cui è espresso un gene codificante un endotossina di B. thuringensis con funzione insetticida per insetti fitofagi, permettono innanzitutto di colpire solo specifiche classi di insetti, in maniera molto più mirata ed efficace di quanto non si faccia normalmente utilizzando le spore del batterio stesso (per esempio in agricoltura biologica). Il fatto che la tossina, innocua per l’uomo, venga prodotta direttamente dalla pianta permette di evitare/ridurre il trattamento con insetticidi , che sono generalmente più tossici degli erbicidi, riducendo drasticamente gli effetti nocivi su lavoratori ed eventuali organismi non target. Il mais Bt, oltrettutto, presenta un’ulteriore vantaggio che è quello di essere meno contaminato da funghi che producono sostanze come le micotossine, cancerogene per l’uomo (problema non marginale anche in Italia)

L’imprevedibilità

Lei afferma poi:

non è detto che un gene, che in un determinato essere vivente esplica una certa funzione, si comporterà allo stesso modo se inserito da un’altra parte…cose non prevedibili

Penso che lei stia facendo riferimento esclusivamente alla transgenesi e non all’ingegneria genetica in generale che consente l’inserimento, il silenziamento o la regolazione anche di geni propri dello stesso organismo.

Pur essendo l’osservazione da lei sollevata in linea di principio condivisibile, mi chiedo perchè non si sollevi la medesima preoccupazione per le nuove varietà convezionali in cui il numero di geni di cui l’espressione risulta modificata è molto maggiore (e ignota) portando ad effetti ancora meno prevedibili dei quali però nessuno pare curarsi e preoccuparsi.

Nessuno può avere la certezza che un gene “spostato” abbia la funzione attesa e proprio per questo esistono studi ad hoc per verificarlo. Mi pare sinceramente un argomentazione debole, nel senso che non riguarda specificatamente gli OGM e serve solo a creare paura e diffidenza.

E di paura e diffidenza, a meno di non avere dati e fonti certe, non ne abbiamo proprio bisogno.
Federico Baglioni

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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