Frodi nella scienza: questo è il problema!


Di seguito l’articolo pubblicato in originale su Notte Con Le Stelle:

Nello scorso articolo abbiamo descritto la triste storia delle manipolazioni del gruppo di ricerca di Infascelli. Il caso deve far riflettere su un problema decisamente più grande, che riguarda le frodi e l’affidabilità delle ricerche scientifiche. Cercheremo di fare il punto.

Come si pubblica un articolo scientifico?


Per capire come barare, dobbiamo intanto spiegare brevemente come funziona il sistema di pubblicazione degli articoli scientifici. Un articolo scientifico, a differenza di uno giornalistico dove viene facilmente espressa un’opinione, è nella maggioranza dei casi la descrizione di una ricerca (per esempio effettuata in laboratorio). L’articolo è in genere formato da un riassunto, un’introduzione, la descrizione dei risultati, una discussione dei risultati e una bibliografia, oltre ai cosiddetti “materiali e metodi”. Quet’ultima sezione è fondamentale perché è sostanzialmente quella dove viene fornita la “ricetta” per ripetere l’esperimento. In questo modo gli articoli scientifici potranno essere ripetuti da altri scienziati in altri laboratori per verificare che i risultati ottenuti siano corretti.

Un articolo scientifico non può essere pubblicato liberamente, ma deve essere approvato, secondo un sistema chiamato “peer review”: la rivista scientifica a cui è stata richiesta la pubblicazione dovrà infatti valutare se l’articolo è sufficientemente chiaro e interessante, senza errori o dati mancanti. Solo allora l’articolo verrà pubblicato. Non tutte le riviste sono uguali, dunque ci saranno alcune che saranno molte più severe e attente nel giudizio e altre dove sarà più semplice (ma meno prestigioso) pubblicare.

Perché e come si bara?


La prima domanda che possiamo porci è perché un ricercatore debba barare. Diciamo subito che molte volte i ricercatori semplicemente sbagliano: possono non essere precisi o essere talmente convinti di essere nel giusto da non accorgersi di gravi lacune nei propri articoli. In altri casi invece si tratta di frodi vere e proprie. A volte il motivo è brutalmente  sopravvivere: i ricercatori ricevono fondi in base al successo dei loro articolo e, specie in Italia, sono sempre in difficoltà. Ecco quindi che viene meno la correttezza e si aggiusta qualche dato in modo che il risultato sia più convincente o addirittura ci si inventa i dati. Altre volte gli articoli vengono manipolati per il desiderio di successo e fama, o perché si è talmente convinti di aver ragione da essere disposti a falsificare i dati laddove non vengono pur di dimostrare qualcosa.

frodiCom’è possibile però che queste frodi vengano scoperte solo dopo la pubblicazione? Non c’è apposta un sistema per garantire la veridicità e consistenza degli studi scientifici? Purtroppo la peer review non è un sistema perfetto. Innanzitutto ci sono tantissimi articoli pubblicati ogni anno ed è difficile riuscire a controllarli tutti, magari ripetendo gli esperimenti. Per questo motivo verranno ripetuti soprattutto quegli studi che portano grandi novità: uno studio che sostiene, contro tutte le precedenti evidenze, che gli OGM sono tossici sarà probabilmente controllato e analizzato a fondo. Una ricerca molto settoriale farà meno clamore e ci saranno meno interessi (e fondi) per ripetere l’esperimento e verificarlo. In generale le conclusioni dell’articolo possono influenzare molto la severità nel controllarli. Come segnalato in un articolo di Enrico Bucci, infatti, se l’articolo porta risultati che tutti si aspettano, che paiono “logici” o che sembrano essere scontati difficilmente verranno controllati con attenzione.

Chi froda, inoltre, sfruttano specifiche lacune della peer review. Per fare carriera come ricercatore bisogna pubblicare tanto ed essere citati tanto. Questi due fattori, infatti, generalmente indicano che siete ricercatori molto attivi e che i vostri articoli sono interessanti e utili anche per ricerche che fanno altri. Chi fa frodi può però aggirare questa valutazione di autorevolezza. Pubblicare un articolo scientifico, infatti, non è impossibile, in quanto esistono tante riviste scientifiche di basso livello che, previo pagamento, sono disposte a pubblicare pressoché qualsiasi cosa “assomigli” a un articolo scientifico.

E per le citazioni? Oggi i ricercatori non lavorano da soli, ma in grandi gruppi internazionali. Alcuni ricercatori disonesti, quindi, riescono ad aumentare la propria fama da ricercatore citandosi a vicenda in ogni articolo e inserendo un gran numero di autori per ognuno. In questo modo si avrà tante citazioni e sarà anche più difficile accertare le responsabilità delle frodi (se ad esempio è una sola persona del gruppo di ricerca ad aver manipolato i dati).

In conclusione, la scienza ha uno grande strumento per autoregolarsi ed evitare il più possibile gli imbrogli. Questo sistema però non è infallibile e può essere aggirato da persone disoneste che manipolano le ricerche per vari motivi. Per questo motivo ogni ricercatore deve diventare controllore e supervisionare il lavoro di altri scienziati, affinché tutto il sistema rimanga credibile. Fortunatamente, comunque, seppur con un certo ritardo, gli imbroglioni vengono beccati ed è questo un buon segno: possiamo ancora fidarci della scienza!

@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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