Città della Scienza: la metafora del declino

Ecco l’articolo pubblicato ormai una settimana fa su LINKIESTA (lo trovate qui ).

Mentre venivano diffuse le prime foto del rogo presso la Città Della Scienza di Napoli sembrava di assistere a uno dei tanti film apocalittici, dove, in genere, alla fine qualche cosa si salva.

Purtroppo dovetti presto ricredermi: sono infatti bastate poche ore per cancellare quasi totalmente non solo un museo, non solo un polo scientifico, ma un simbolo di rinascita per Napoli e per l’Italia intera.

Progettato e realizzato negli anni ’90 in un’ ex zona industriale di Bagnoli, era forse uno dei rari esempi di riuscita riqualificazione: un successo ancora più importante poiché raggiunto alle porte di una città, quella partenopea, che è ancora, per tanti aspetti, in grande difficoltà. Diventato realmente operativo nel 2001, la Città della Scienza era il risultato dell’integrazione di un’area Science Center, ovvero un museo interattivo organizzato in mostre e laboratori didattici per diverse discipline scientifiche, e di altre strutture volte a favorire lo sviluppo territoriale e la partecipazione di imprese locali.

Va detto che questo polo hi-tech, che vantava un grado di autofinanziamento intorno al 70%, ha avuto negli ultimi anni dei seri problemi finanziari, imputabili anche alla nota carenza di fondi destinati a scienza e tecnologia; ma questo nulla toglie al valore aggiunto che questa struttura è stata in grado di dare, né tantomeno può scusare l’atteggiamento di chi, in modo cieco e fastidiosamente ignorante, ha recentemente detto che “dovevano bruciarla prima”. Già perché negli ultimi anni la Città della Scienza è stata oggetto di numerosi riconoscimenti e premi: dal titolo di miglior museo scientifico europeo nel 2005, all’inserimento nel 2010 di questo polo scientifico tra le cento eccellenze italiane.

Vi è però un premio che , a mio parere, è il più significativo di tutti: il premio Descartes 2006 per la divulgazione scientifica.

Proprio qualche mese fa, infatti, Dibattito Scienza aveva consegnato ai candidati per le elezioni politiche dieci domande di scienza; una di queste riguardava proprio il problema dell’analfabetismo scientifico e tra le varie risposte c’era stato anche chi aveva citato in maniera esplicita l’importanza di festival scientifici e convegni tematici come motori per migliorare il rapporto tra cittadini e scienza e valorizzare la tecnologia.

Non si trattava di improbabili e utopiche idee, ma di una realtà già presente in città come Parigi, Valencia e Lisbona, dove interi quartieri sono stati riqualificati attraverso un investimento massiccio nella scienza. E anche a Napoli, seppur con le dovute proporzioni, si stava compiendo un piccolo miracolo.

Fa dunque male vedere certe immagini. E fa ancora più male e rabbia sapere che ci sono ancora tante persone, compresi intellettuali di un certo livello, che non danno la giusta importanza a ricerca e scienza, se non a parole.

L’avevamo tristemente notato a ottobre scorso quando dei campi sperimentali pubblici erano stati compiacentemente bruciati per inadempienze ministeriali e un’opposizione tanto cieca e ideologica quanto feroce.

Il fatto che in questo caso, a differenza di allora, i media abbiano riservato perlomeno qualche giorno di attenzione è la riprova da una parte di come l’argomento sia comunque recepito come di poco interesse per il cittadino, dall’altro si percepisce amaramente quella incessante necessità di dover parlare dello scoop, della tragedia, del complotto mafioso per poter fare audience, per poter sollevare indignazione e facile retorica, piuttosto che per constatare l’enormità della perdita subita.

Fa invece rabbia poi sapere che ci siano giornalisti che considerano di poco o nullo interesse la divulgazione scientifica: come se fosse qualcosa di vuoto, di inutile ed estremamente dispendioso, perché in fondo, dicono, “non si scopre mica nulla”.

Verrebbe da chiedersi, dunque, per quale motivo bisognerebbe tenere aperti i musei di storia dell’arte o le mostre su grandi letterati italiani e stranieri. La risposta è semplice: la cultura. Essa è un bene essenziale per una società evoluta, un bene troppo importante perché venga snobbato, un bene che andrebbe pazientemente e incessantemente coltivato, ma che purtroppo giorno dopo giorno, specie con ragionamenti come questo, rischiamo fortemente di perdere. Un discorso a parte va fatto per la divulgazione scientifica, che nel nostro paese è tremendamente sottostimata e bistrattata; la pochissima risonanza che ha avuto questa tragedia nei media è la dimostrazione di quanto si consideri marginale la scienza e quanto venga visto come argomento di nicchia, di poco interesse per il pubblico. Eppure uno degli obiettivi primari di questo museo era proprio questo: avvicinare famiglie, bambini e cittadini comuni non solo alla scienza e alle sue scoperte, ma al modo di fare scienza, cioè il metodo scientifico; esso dovrebbe, infatti, essere elemento cardine della formazione delle nuove generazioni.

Non dovrebbe essere visto come semplice argomento di una noiosa lezione di scienze, ma come paradigma di pensiero per affrontare, fin da piccoli, le proprie indagini e le proprie sfide, pur senza rinunciare alla propria creatività.

Insegnare la scienza e il metodo scientifico non sono semplici vezzi, ma sono obiettivi essenziali per poter rendere i cittadini di oggi e domani consapevoli, portati all’approfondimento e meno soggetti a credenze e raggiri. In altre parole, sono gli obiettivi primari per costruire un paese non trainato, ma che traina e che fa della conoscenza e dello spirito critico una meta e un requisito. Con il rogo di qualche giorno è stata distrutta una di queste opportunità per rendere il nostro paese migliore. Ora possiamo lamentarci come al solito, oppure possiamo, come la fenice, dalle ceneri rinascere. Non perdiamo questa occasione. Non perdiamone altre.

Federico Baglioni

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

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