Appello per la ricerca contro la distruzione dei campi sperimentali italiani

L’ultima volta si era parlato della vicenda inglese in cui un campo di ricerca sperimentale rischiava di essere distrutto da un gruppo di attivisti e dell’appello attraverso il quale si cercava di dare una voce, un’ultima speranza a chi non voleva che tutti gli studi di una vita venissero cancellati per sempre da vandali spacciati per “paladini”. La vicenda è proseguita a lungo e si è conclusa con la sostanziale rinuncia (a parte qualche danneggiamento isolato) che ha sancito una vittoria importante che ci si augurava potesse essere una prima svolta per il futuro della ricerca biotecnologica, magari anche in Italia.

Le cose purtroppo sono andate diversamente, anzi. Si è recentemente fatta notizia della “scoperta”, da parte della Fondazione dei Diritti Genetici, di campi OGM illegali nel Lazio con richiesta di immediata distruzione: la notizia è stata al solito presentata come difesa della legalità ed è stata pure affiancata dalla richiesta di poter studiare personalmente (attraverso finanziamenti pubblici!) queste piante (di altri) una volta distrutte, come a sottolineare, in modo quanto mai falso e ipocrita, che non si è contro la ricerca (se si è loro stessi a farla, si intende). La richiesta è stata purtroppo accolta dai Ministeri prevedendo quindi la distruzione a breve (cioè dal 12 giugno) dei campi sperimentali OGM.

Il tempo per agire è veramente poco, ma negli ultimi giorni, prima un gruppo americano, poi lo stesso istituto e quindi tutti gli altri, stanno portando avanti questo appello per difendere il frutto di lavoro di decenni che non può, non deve andare perso per sempre. Qui di seguito trovate i link dove poter firmare l’appello (nella speranza di avere una massima diffusione e che possa servire a qualcosa).

http://www.biofortified.org/site-map/dontdestroyresearch-italy/…appello promosso da Biofortified

http://appelloperlaricerca.wordpress.com/…appello promosso dall’ANBI (Associazione nazionale Biotecnologi Italiani)

Ma cos’è successo realmente?

Una buona ricerca è una lunga ricerca..

I campi sperimentali sono frutto di studi fin dal 1982 e sono stati avviati nel 1998 all’interno dell’Azienda didattico sperimentale dell’Università della Tuscia dal prof. Eddo Rugini. Per dieci anni i campi sono stati regolarmente autorizzati e nel 2009 era stata richiesta una proroga per portare avanti e ultimare gli studi rallentati anche dalla difficoltà, nota nell’ambito della ricerca, di reperire fondi. Tale richiesta è stata però rifiutata “per impossibilità di ottemperare alla normativa vigente in merito al confinamento dei campi transgenici”.

Non è stata, dunque, una documentazione scientifica ad attestare qualche pericolo per la salute, per l’ambiente o altro; anzi i campi sono stati lì dieci anni senza destare il minimo problema e sarebbero, semmai, riprova di quanto le colture OGM non siano poi così diverse da quelle “tradizionali”.

Piuttosto è la legge vigente italiana, caso quasi unico, che vieta la sperimentazione in campo aperto (lo stesso Rugini afferma che tutti i protocolli di sperimentazione sono sempre stati rispettati e lo sono tuttora).

Successivamente il ricercatore ha spiegato che “l’Università ha chiesto di riconsiderare l’intera materia, al fine di adottare un provvedimento favorevole alla prosecuzione delle sperimentazioni” sia per poter continuare un’attività di ricerca che è fonte di conoscenza e innovazione, sia per evitare un notevole spreco di denaro pubblico. Richiesta a cui non sono succedute risposte di alcun tipo fino al recente “avvistamento”.

Che piante? quali contaminazioni?

“I ciliegi che avete visto in fiore – prosegue il ricercatore – non hanno necessità di essere coperti, perché non sono transgenici. Accanto a questi, i ciliegi transgenici (che sono portinnesti), prima di essere stati sottoposti a manipolazione genetica erano completamente sterili (cioè non producevano nemmeno un granulo di polline perché triploidi) e tali sono rimasti allorché divenuti transgenici, per cui non c’è alcuna possibilità di diffusione di polline e quindi non necessitano di protezione”.

“Gli olivi (transgenici per la riduzione della mole dell’albero e quelli modificati per aumentare la resistenza a malattie fungine) non hanno prodotto finora alcun fiore e purtroppo nemmeno quest’anno fioriranno, a causa di un ringiovanimento delle piante subìto durante la permanenza in vitro, sebbene derivate da materiale maturo di una varietà di pregio”.

Le uniche piante che fioriscono e che producono polline sono quelle appartenenti all’actinidia maschio, alle quali annualmente vengono eliminati i fiori prima della loro schiusura (per la stagione in corso abbiamo finito pochi giorni fa il lavoro di eliminazione e sterilizzati in autoclave). Le piante femmina (trangeniche per riduzione vigoria e transgeniche per resistenza a malattie) non producono polline e vengono impollinate artificialmente con polline di piante controllo per far produrre frutti da sottoporre a test in laboratorio, per verificarne la resistenza all’attacco dei funghi durante la conservazione, e successivamente distrutti, come da protocollo”.

da distruttori della ricerca a paladini della stessa..

Fabrizio Fabbri, direttore della FdG, ha avanzato, assieme alla richiesta di distruzione dei campi sperimentali la possibilità di effettuare una raccolta sul campo di “informazioni utili per capire le interazioni tra gli Ogm e l’ambiente esterno“. Queste affermazioni, seppur apparentemente sensate, paiono più che altro un modo per  trasformare quello che sarebbe un evento drammatico per la ricerca in un atto quasi dovuto e coraggioso per una “scienza condivisa e partecipata”. Una mossa vincente senza dubbio, ma che non fa che peggiorare la situazione italiana e a cui Rugini ha risposto così:

“L’idea del direttore della Fondazione Diritti Genetici, dott. Fabbri, di analizzare le piante da morte, è del tutto priva di senso. Senso avrebbe, invece, profittare della presenza, poliennale, del campo, per verificare de facto quali e quanti siano gli effetti sull’ambiente circostante. Abolire il campo significa non consentire verifiche di compatibilità ambientale, importantissime e chiarificatrici, e forse è proprio questo l’obiettivo: non consentire di dimostrare alcunché e continuare al mantenimento di un status quo tanto prepotente quanto oscurantista”.

Ci auguriamo che quanto successo qualche settimana fa in Inghilterra possa ripetersi anche qui in Italia: sarebbe l’inizio di una rinascita di civiltà, oltre che manifestazione pratica, e non solo a parole (come spesso va di moda fare), dell’importanza della ricerca, che è quanto più serve a questo paese e alla quale, seppur presente ed eccellente, non viene data la giusta riconoscenza.

In mancanza di questo, la ricerca italiana ancora una volta soccomberà (così come le innovazioni di cui l’Italia potrebbe beneficiare) e saremo costretti a “comprare” le stesse tecnologie da altri, magari da italiani migrati all’estero, pagandole di più perchè magari prodotte dalle multinazionali e non dalla ricerca pubblica come sarebbe stato possibile qui. Dopodichè arriverà l’ennessimo annuncio del fronte antiOGM ad affermare che gli OGM sono solo in mano alle multinazionali americane e che quindi sono da contrastare con ogni mezzo….Nulla di nuovo, purtroppo.

Federico Baglioni

Alcuni dei tanti blog e autori che stanno trattando di questa vicenda e che vivamente ringrazio per lo sforzo e la grinta sono elencati e linkati di seguito:

http://www.lescienze.it/news/2012/06/08/news/ogm_ulivi_appello_viterbo_ambiente_ministro-1078377/….articolo su LeScienze

http://lavalledelsiele.com/2012/06/07/dontdestroyresearch-anche-in-italia

http://lavalledelsiele.com/2012/06/08/un-appello-dagli-usa-per-la-ricerca-italiana/

http://lavalledelsiele.com/2012/06/08/non-distruggete-il-nostro-lavoro/

http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=4369

L’articolo è stato pubblicato anche su MolecurLab.

Federico Baglioni

About Federico Baglioni

Biotecnologo curioso, ho frequentato un Master in giornalismo scientifico a Roma. Sono autore di articoli e libri di divulgazione scientifica, organizzo eventi scientifici e sono fondatore di Italia Unita Per La Scienza e 06Scienza. Mi trovate su YouTube, G+, Facebook e @FedeBaglioni88

8 thoughts on “Appello per la ricerca contro la distruzione dei campi sperimentali italiani

  1. mazzetta

    quali tecnologie saremmo costretti a comprare se il consumo e la produzione di OGM sono vietati? Non è chiaro, come non è chiaro questa “ricerca pubblica” a beneficio di chi andrebbe, visto che non mi pare che i contadini italiani si possano fare gli OGM da soli, nell’ipotesi di una legalizzazione degli stessi. Capisco la delusione di chi ci lavora, ma se si cerca solidarietà è meglio farlo con argomentazioni oneste

    • le tecnologie che già sfruttiamo abbondantemente ORA per la nostra zootecnia…ricordo che la stragrande maggioranza degli animali sono nutrite con soia OGM..ovviamente noi non possiamo produrla, ma la importiamo (a prezzo molto più alto) dall’estero..in particolare da multinazionali…eppure già così ci conviene e non ne possiamo fare a meno…ma perchè invece di far si che prodotti così importanti e utili debbano essere prodotti solo all’estero?..perchè considerarci assolutametne un paese non OGM se senza gli OGM ora saremmo nel baratro (e già la situazione non è così rosea).e ricordo che l’utilizzo massiccio di OGM per la produzione dei nostri prodotti tipi ci non ha mai intaccato la loro bontà, sicurezza ecc….Perchè invece non permettere che sia la ricerca pubblica ITALIANA a produrre alimenti che, oltre ai vantaggi che possono portare le singole tecnologie, sarebbero sicuramente più adatti all’Italia. La ricerca pubblica avrebbe il vantaggio di poter produrre alimenti anche di nicchia (non solo la soia su enormi distese terriere), ma pe5r esempio prodotti tipici resistenti alle patologie che affliggono loro, oppure riportare all’utilizzo vecchie colture non utilizzate e abbandonate per la loro scarsa produttività, suscettibilità ecc…Il beneficio è di tutti se il prodotto è buono ( e se non conviene ahgli agricoltori non lo comprano e il mercato di quel prodotto finisce lì) perchè consente ad esempio risparmi, meno input di pesticidi, maggior produttività (o meglio ancora meno consumo di terra e pesticidi a parità di produzione)…indipendenza economica almeno parziale..poi mi chiedo se ora i contadini italiani si facciano le colture da soli..ci sono per carità…ma quanti sono?..la stragrande maggioranza compra ogni anno le sementi da multinazionali (e indovina un po’ chi fra i tanti è contrario agli OGM? già proprio loro)..non perchè è scemo, ma perchè conviene di gran lunga che tenersi da parte i semi..Le argomentazioni sono oneste..non sono oneste invece le argomentazioni di chi spara le parole di ricerca mentre sputa fuoco e sangue per distruggerla…non è onesto chi “dice no agli OGm..noi siamo liberi dagli OGM, all’Italia non servono”..quando importiamo e ci serviamo di OGM, quando utilizziamo vaccini e farmaci di origine biotecnologica..non è onesto dire che gli OGM sono solo delle multinazionali sia eprchè non è vero, sia perchè semmai questo è quello che loro stanno provocando…

  2. Bruno Cirica

    Basterebbe che questi signori studiassero (perché non lo hanno mai fatto) la Genetica più elementare. Un popolo (sparuto ma agguerrito) di ASINI !
    Bruno Cirica
    Dottore Agronomo

  3. Alberto Quadraccia

    Caro professore Rugini non ti scoraggiare perchè il progresso non lo ferma nessuno,è solo un momento di dfficoltà.La tua esperienza è troppo importante perchè possa essereabbattuta da questi opportunisti.Il futuro sta dalla parte dei pionieri.Tanti cari auguri.

  4. L’ignoranza è universale, ma l’ignoranza delle propria ignoranza fa danni:
    http://www.contro-il-tabagismo.it/index.php/2011/01/24/ogm-o-marlboro-la-coerenza-de-lespresso/

  5. Angela

    Ho lavorato con Eddo Rugini e ne posso attestare valore e serietà. Che posso fare?

  6. Stefano Preda

    Contro l’oscurantismo e l’ignoranza mascherati da saggezza!

  7. Carmen Randazzo

    Cari politici evitate di fare ulteriori danni al Paese. Grazie.
    CR, specializzanda in Biotecnologie Mediche

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